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Valorizzazione del patrimonio culturale

Le diffuse e pregevoli testimonianze d`interesse archeologico, artistico, architettonico in un contesto paesaggistico e naturalistico di rilevo sono il frutto della presenza e delle attività umane protrattesi dall`eneolitico fino ai giorni nostri.
Le colline costellate di borghi medievali, di fortezze militari, di pievi ed abbazie, di insediamenti industriali per lo sfruttamento delle risorse del sottosuolo rappresentano il risultato di un intenso lavoro di adattamento reciproco tra la società civile e natura, con alterne vicende a seconda della prevalenza delle diverse forze i campo, nel corso di un lungo processo storico che continua ancora oggi.
Quello che il turista moderno cerca nei cosiddetti “centri minori” e nelle valli più interne ed isolate è la riscoperta di un rapporto uomo/territorio più autentico rispetto alle mete tradizionali, per apprezzare la percezione di un ritmo naturale che ancora pervade questi luoghi, attraverso l`esperienza personale e l`interpretazione dei segni e delle testimonianze che questa terra offre. Gli stessi hanno impressionato artisti e scrittori come Corot, Stendhal, Salvatore Rosa, Gabriele d`Annunzio, Carlo Cassola, che hanno colto nelle loro opere le suggestioni ricevute dai paesaggi e dai fenomeni naturali del volterrano.
Dove il lavoro dell`uomo ha dato ampia testimonianza di impegno ed ingegnosità è stato senza dubbio il settore della ricerca e dello sfruttamento delle risorse del sottosuolo, che nella loro peculiare articolazione conferiscono l`unicità a questo territorio. Conosciute e ricercate fin dalla remota antichità, queste risorse hanno avuto una tale importanza economica e sociale da causare guerre, far conquistare il potere, condizionare lo sviluppo o la decadenza di un territorio.
La ricerca e la lavorazione artistica dell`alabastro ha conosciuto in epoca etrusca grande diffusione: l`ingente produzione di urne cinerarie che possono essere ammirate nel Museo Etrusco Guarnacci a Volterra ne costituisce testimonianza diretta. Come la ricca gamma di oggetti elaborati nel periodo di massimo splendore della tradizione artigianale volterrana costituisce l`attrattiva per il visitatore del Museo Storico dell`Alabastro, di Palazzo Viti, del costituendo Ecomuseo dell`Alabastro. Anche se ormai la ricerca di pietra locale e la produzione è di ridotta entità, le testimonianze dell`abilità e dello spessore culturale di secoli e secoli di lavorazione dell`alabastro sono ampiamente documentate.
Un`altra risorsa, endogena a pieno titolo, che contraddistingue questo territorio è rappresentata dai fluidi geotermici dell`attività di Larderello. Benché le sorgenti termali siano state utilizzate fin dall`antichità, lo sfruttamento su base industriale prima dell`acido borico, poi del vapore per la trasformazione in energia elettrica ha origini più vicine a noi. Fu infatti nel 1777 che il chimico granducale Hoefer lo rinvenne nelle acque di un lagone nei pressi di Monterotondo M.mo: da questo episodio iniziò l`avventura industriale di Francesco de Larderel, basata sullo sfruttamento del vapore dei cosiddetti “lagoni boraciferi” per riscaldare le caldaie di evaporazione delle acque boriche, seguita dalla progressiva perforazione dei pozzi, convertita poi dal principe Ginori-Conti nella produzione di energia elettrica. Oltre alla fitta rete di vapordotti ed alle moderne centrali geotermoelettriche, i segni tangibili di questo tipo di risorsa sono ancora visibili in alcune manifestazioni naturali (putizze e fumarole) presenti soprattutto nell`area tra sasso Pisano e Monterotondo M.mo. Ma è soprattutto la visita al Museo della Geotermia di Larderello che consente una visione d`insieme delle tappe percorse da questa singolare attività, delle ingegnose apparecchiature progettate e dalla rilevanza sociale ed economica della geotermia di questo territorio.

 

Nella gamma delle risorse minerarie sfruttate nei secoli in Alta Val di Cecina, assume un particolare significato il rame. Accanto alle miniere di Montecastelli, Monterufoli, La Corte. Fu senza dubbio il giacimento di Caporciano (Montecatini V.C.) a rivestire il maggior interesse, divenendo nel XIX sec. Il più importante d`Europa. Sfruttata con certezza dal XV sec., con ricerche prolungatesi in epoca medicea, conobbe il massimo sviluppo tra il 1830 ed il 1900, con escavazione articolata su dieci livelli collegati da alcuni profondi pozzi (tra cui il pozzo “Alfredo” di 315 metri ed il pozzo “Rostand” di 255 metri), impiegando una forza lavoro massima di 350 operai. Dopo le ricerche svolte nel periodo 1950-59, la miniera fu definitivamente chiusa nel 1963. Da allora gli insediamenti minerari caddero in abbandono fino a che, nel dicembre del 1996, fu approvato dal Consiglio Comunale di Montecatini Val di Cecina, il “Progetto di conservazione e riuso del Palazzo Pretorio e degli insediamneti minerari di Caporciano per un sistema muselae territoriale” finalizzato ad una complessiva opera di recupero e valorizzazione di un periodo museale diffuso. La rilevanza delle iniziative proposte è stata opportunamente colta dalla Comunità Montana, che ha inserito il progetto nel proprio Piano di Sviluppo 1998-2000, con l`erogazione di un contributo finanziario di 600.000.000 di Lire, grazie al quale sono stati avviati gli interventi. Con il supporto finanziario della Provincia di Pisa è stato poi possibile portare a compimento azioni rilevanti, cioè il recupero del Pozzo “Alfredo” restituito alla fruizione dal luglio 2002. Nella consapevolezza che, al di là dell`importanza del sito minerario di Caporciano, esiste un vero e proprio sistema di siti (di interesse geologico, geomorfologico, mineralogico, minerario e storico), legati alle risorse del sottosuolo ed al loro sfruttamento nel corso dei secoli, ancora in gran parte da scoprire o da valorizzare, la Comunità Montana ha elaborato e realizzato un ulteriore progetto di “Interventi complementari di valorizzazione”, che si è sviluppato sostanzialmente su due piani:
1) Recupero ed allestimento materiali, tramite:
1.1 Operazioni di miglioramento dell`accessibilità all`ingresso della miniera.
1.2 Raccolta e sezione dei materiali presenti nel sito minerario (mobili, attrezzature, utensili, oggettistica varia).
1.3 Classificazione archivistica dei materiali selezionati, tra cui circa 600 unità documentarie (corrispondenza, rapporti di lavorazione, amministrazione materiali e personale) e circa 300 disegni (macchine, piante e profili di miniera, edilizia.
1.4 Ricerca archivistica ed acquisizione di documenti.
1.5 Ricerca ed acquisizione di una collezione mineralogica, riferita al territorio della Val di Cecina.
1.6 Progettazione allestimento ambienti museali.

2) Caratterizzazione e valorizzazione dei geositi della Val di Cecina:
2.1 Individuazione e caratterizzazione dei geositi: sono stati individuati un totale di 45 siti, di interesse geologico e geomorfologico (come i calanchi, le balze, le biancane, i conglomerati di Berignone, l`Arenaria di Ponsano, la rupe di Micciano, le buche fiorentine di Montecastelli, la selagite di Montecatini), di interesse mineralogico e minerario (come le sorgenti solfuree di Micciano e di Libbiano, i calcedoni ed i depositi cupriferi di Monterufoli, la miniera e la ferrovia vignitifera di Villetta, le manifestazioni naturali della geotermia tra Sasso Pisano e Monterotondo M.mo, le miniere di rame di Montecastelli e della Corte), di interesse storico ( come le terme ellenistiche di Sasso Pisano, la Badia di Monteverdi M.mo, l`Abbazia e il Bagno di San Michele alle formiche, la Rocca Sillana, il Castel

 

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